Gold/Italy: esportazioni orafe aretine +5,1%, a 940 milioni di euro, nel 1° semestre

L’istituto bancario UBI Banca Tirrenica ha tracciato in uno studio un quadro dell’andamento e delle prospettive del comparto aretino dell’oreficeria. Secondo quanto risulta all’osservatorio di UBI - che ha per la prima volta sostituito Banca Etruria come sponsor della fiera Gold/Italy in questa quinta edizione ottobrina del salone orafo - in coincidenza della metà dell’anno 2017 le aziende aretine hanno complessivamente generato esportazioni per circa 940 milioni di euro. Se si considera come benchmark annuale una soglia di 1,8 miliardi di euro (che rappresenta la media delle esportazioni degli ultimi 4 anni), sembra proprio che il settore si trovi sulla strada giusta.

Una creazione del marchio aretino Giordini, di Pieve al Toppo, premiata nell'ultima edizione del concorso "#Createyourlove" a Gold/Italy

Al 30 giugno 2017, i principali distretti orafi hanno tutti il segno ‘+’ e positivo è anche il dato delle esportazioni nazionali (+12%). Sebbene il dato sia influenzato dal trend crescente della piazza di Alessandria, la cui componente “pietre preziose” risulta predominate nel valore delle esportazioni, anche i distretti di Arezzo e Vicenza fanno registrare rispettivamente un +5,1% e un +1,3%.
 
Il mercato degli Emirati Arabi Uniti pare ormai contare sempre di meno nell’economia orafa aretina, ma avrebbe una potenzialità di circa un miliardo di euro (nell’anno 2013 le esportazioni verso gli Emirati sono state pari a circa 950 milioni di euro). Infatti ad esso si stanno sostituendo mercati molto dinamici quali, ad esempio, Hong Kong, Turchia, Stati Uniti, Germania e Spagna. Tali mercati crescono, da circa due anni, a doppia cifra e hanno contribuito a tenere vivo un tessuto di circa 1.200 piccole\medie aziende orafe.
 
“Nei primi 9 mesi dell’anno, l’andamento negativo del mercato ha spinto alcune banche estere ad abbandonare il settore, lasciando spazi vuoti che in alcuni casi sono stati coperti proprio da UBI Banca Tirrenica”, ricorda nel comunicato ufficiale l’istituto di credito. “Ciò ha scongiurato che le banche italiane (prestatrici di metallo alle aziende orafe) fossero costrette a far rientrare dai propri affidamenti la clientela orafa”.
 
Dall’inizio dell’anno i volumi di metallo concessi, sono cresciuti del 3% circa, sia in quantità che in controvalore. In questo contesto l’instabilità geopolitica ha dato un forte impulso all’acquisto di oro da investimento, con conseguente crescita dell’attività di negoziazione che si è tradotta in una crescita dello stock dei depositi in oro di circa il 17% da inizio anno, a conferma di un interesse crescente per gli investitori dell’intero sistema bancario nazionale.

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