Gli utili di P&G diminuiscono a causa del dollaro forte e dei bassi consumi

Procter & Gamble, il produttore dei detersivi Ariel e Tide e dei rasoi Gillette, ha registrato un calo dell’utile dell'8,3% nel terzo trimestre, influenzato dal dollaro forte e dal rallentamento della crescita economica che ha smorzato la spesa dei consumatori in diverse nazioni.

P&G ha venduto 41 marchi a Coty in ottobre - Aussie

Le incertezze economiche e politiche – dai prezzi della benzina più alti negli Stati Uniti all’aumento dei prezzi dei servizi in Arabia Saudita alla demonetizzazione in India – hanno innescato una brusca frenata nella spesa dei consumatori nel corso del trimestre. Lo ha affermato la stessa società in una conferenza telefonica dopo la pubblicazione dei suoi risultati.
 
A peggiorare le cose c’è il dollaro statunitense. Il valore del dollaro USA è cresciuto di circa il 3,6% in media nel trimestre chiusosi a marzo, rispetto al trimestre precedente, spinto dalla scommessa degli investitori sul cosiddetto "Trump trade" (“Il commercio di Trump”, ndr.).
 
Un dollaro forte rende le merci statunitensi meno competitive all’estero, e i profitti stranieri di minor valore quando vengono convertiti in dollari. P&G, che vende i suoi marchi in più di 180 Paesi, ottiene circa la metà dei propri ricavi sui mercati di Europa, Cina, Asia e Medio Oriente.
 
"Continuiamo ad avere a che fare con una quantità di turbolenze ed incertezze geopolitiche senza precedenti, che influenza la crescita del mercato, le valute e le materie prime", ha detto durante la conference call il Chief Financial Officer di Procter & Gamble, Joe Moeller.
 
"Stiamo aggredendo i risparmi sui costi per mitigare questi impatti".
 
P&G ha detto che intende risparmiare almeno 10 milioni di dollari di costi nei prossimi cinque anni, e utilizzare una parte di questi risparmi per incrementare le coperture per packaging, ricerca e sviluppo e vendite.
 
L’azione della società, che è cresciuta del 10,6% lo scorso anno, è scesa di valore del 2% negli scambi borsistici di mercoledì scorso. L’indice S&P 500 è cresciuto del 6,6% nello stesso periodo.
 
Il gigante dei beni di consumo, il cui elenco di marchi include Pampers, Head and Shoulders e Vicks, ha mantenuto le aspettative per una crescita a una cifra fra il 4 e il 7% dell'utile per azione annuale su base adjusted, e un incremento del 2-3% della crescita organica delle vendite.
 
L’utile netto attribuibile alla società con sede a Cincinnati (Ohio) è calato a 2,52 miliardi di dollari (2,31 miliardi di euro), o 93 centesimi per azione, nei tre mesi terminati il 31 marzo.
 
I guadagni adjusted arrivano a 96 centesimi per azione, battendo le stime di Wall Street di 2 centesimi.
 
Le vendite organiche dei due maggiori business di P&G (prodotti per la cura della casa e dei tessuti, e prodotti per la cura della famiglia, delle donne, dei bambini) sono aumentate dell’1%. Le vendite organiche della sua attività di grooming sono diminuite del 6%.
 
Le vendite nette sono diminuite di circa l’1%, a 15,61 miliardi di dollari (14,30 miliardi di euro), il tredicesimo trimestre consecutivo di cali. Gli analisti puntavcano a 15,73 miliardi di dollari (14,41 miliardi di euro), secondo Thomson Reuters I/B/E/S.
 
P&G, che affonda le proprie radici nell’attività di un’azienda famigliare nata nel 1837 producendo candele e saponi, ha venduto i suoi brand non redditizi per focalizzarsi sui quelli principali, come Tide e Pampers, per rilanciare vendite ultimamente afflosciatesi.
 
Il gruppo ha infatti venduto 41 suoi marchi, compresi Clairol e Wella, a Coty in un’operazione da 12,5 miliardi di dollari (11,45 miliardi di euro) lo scorso ottobre.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli; fonte: Reuters

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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