Design, Italia seconda tre le grandi economie europee

Il design si conferma una delle più solide strategie anticrisi: le oltre 179.000 imprese europee di design, infatti, hanno prodotto nel 2016 un fatturato superiore ai 25 miliardi di euro e di queste una su 6 parla italiano.

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Lo si legge nel rapporto “Design economy” di Symbola, osservatorio sul settore presentato oggi alla Triennale da Ermete Realacci e Domenico Sturabotti rispettivamente presidente e direttore di Fondazione Symbola, Stefano Boeri, presidente della Triennale, e Stefano Bordone, vicepresidente di FederlegnoArredo.

Il nostro Paese mantiene un ruolo di leadership nel design. A cominciare dal numero di imprese attive: 29 mila, più delle circa 26 mila tedesche e francesi, delle oltre 21 mila inglesi, delle 5 mila spagnole. Con 4,3 miliardi di euro di fatturato del design, pari allo 0,3% del PIL, l’Italia è seconda tra le grandi economie europee dopo il Regno Unito (7,8 miliardi), davanti a Germania (3,8), Francia (2,1) e Spagna (1,1). In Europa, un addetto nel design su 6 è italiano e in tutto possiamo contare su oltre 48 mila lavoratori del settore (il 16,6% del totale UE).

Dati in evidente crescita soprattutto negli ultimi cinque anni, in piena crisi: +1,5% per occupazione e +3,6% per fatturato. Siamo sul podio anche considerando il fatturato per addetto, che in Italia è di circa 90 mila euro. Meglio del valore medio comunitario (87.255 euro). Superano il fatturato per addetto italiano solo quello spagnolo (oltre 100 mila euro per addetto) e del Regno Unito (oltre 137 mila euro). 

L’Italia si colloca seconda per numerosità di brevetti di design, in ben 22 delle 32 categorie aggregate previste nella classificazione ufficiale Locarno risulta essere prima, seconda o terza.

“Il design’”, ha detto Realacci, “non è legato solo all’estetica, ma anche alla capacità di risolvere problemi complicati, che vale oro nella complessità contemporanea: dall’ideazione di nuovi prodotti all’individuazione di nuovi mercati, fino alla ricerca di nuovi significati. Ieri come oggi la creatività è l’infrastruttura immateriale del made in Italy, non è un caso se la cultura del design è più forte dove ci sono imprese protagoniste del Made in Italy”. 

Fonte: APCOM

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