Da Hermès scarti nobili per ritagli creativi

Guai a chiamarli scarti di produzione, piuttosto "ritagli" di pellami, sete e cristalli, che vengono raccolti e rimessi assieme in pezzi unici di design, in un laboratorio speciale alle porte di Parigi, dove sui nobili "avanzi", lavorano un centinaio di giovani designer di varie nazionalità.

Le "ri-creazioni" di Petit H - Ansa

A Hermès piace chiamare questi oggetti "ri-creazioni", come indica il cartoncino dell'invito. È il laboratorio di studio e sperimentazione Petit H di Hermès, dove i materiali di recupero - è questa la parola magica - della maison francese, hanno una seconda vita, grazie all'idea della sua direttrice creativa Pascale Mussard, sesta generazione della famiglia Hermès, entrata nel 1978 nel business della società, dove ha ricoperto diversi ruoli, finanche quello di responsabile della comunicazione.

Ora gli oggetti di Petit H vengono esposti per la prima volta in Italia fino al 30 giugno, nel negozio di Hermès di via Condotti a Roma, trasformato in pop up store dopo la seconda apertura a Palazzo Caffarelli nell'ottobre 2016.

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L'idea che ha cambiato la carriera di madame Mussard è nata nel 2008. "Nel corso di un seminario - racconta l'imprenditrice - un ingegnere mi fece riflettere sulla scarsità di materie prime che si potrebbe avere nel futuro, facendomi pensare ai materiali lavorati da Hermès e a come utilizzarli totalmente. Così ebbi l'idea di fondare un laboratorio che studiava nuovi processi produttivi per Hermès, coinvolgendo creativi e designer per portare idee nuove. Li scelgo girando il mondo e osservando quello che fanno i giovani".

Inoltre, "Per due anni ho raccolto oggetti e materie prime di scarto - spiega Mussard - tenendo a mente la lezione di mio zio Robert Dumas appena entrai in azienda: 'Hermès crea e produce oggetti che abbiano una funzione ma che possano durare ed essere riparati per poterli tramandare'. Questo ricordo ha influito su di me. Petit H pensa ai giovani che oggi esigono rispetto dell'ambiente, ecologia, etica. Il nostro laboratorio é tutto questo".

Noblesse oblige per un marchio che nel 2016 ha registrato una crescita del 13%, pari a circa 1,1 miliardi di euro. Ma per la serie "nulla si crea e nulla si distrugge" gli oggetti in mostra nell'ex negozio Hermès trasformato con una scenografia ad hoc realizzata dallo studio italiano Caruso- Torricella Architetti, saranno anche in vendita.

I 120 metri quadri dello spazio sono stati completamente reinventati: le pareti e il pavimento rivestiti da superfici bianche con profili neri, hanno una grafica che richiama i cartoon e mette in risalto colore e creatività degli oggetti. Sono in mostra i tabouret rivestiti in pelle, gli appendi-abiti in pelle a forma di corna di cervo, il gioco del domino con tessere giganti o i pendenti in pelle che strizzano l'occhio ai simboli d'Italia: il Colosseo, la tazzina del caffè, la Lambretta, il cono gelato. Sono firmati Stefania Di Petrillo, una dei due designer italiani che ora lavorano da Petit H, le box bag, borse a forma di scatola, in coccodrillo con chiusure metalliche che altro non sono che fibbie delle cinture.

Oltre allo spazio espositivo, un'area del negozio è trasformata in atelier creativo per laboratori aperti al pubblico. Infine, nell'ex store di via Condotti, con la complicità di un artista Petit H si creano oggetti-ricordo utilizzando a scelta scampoli di cuoio, seta, porcellana e altri materiali. Nel corso della sua permanenza di tre mesi a Roma, la collezione Petit H si rinnoverà periodicamente con nuove creazioni, prima di ripartire per una nuova tappa nel suo giro del mondo: sarà infatti a Seoul dal 22 novembre al 17 dicembre.

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