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8 nov 2017
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Confindustria: Italia resta settima in classifica manifatturiero, ma cala nel tessile

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APCOM
Pubblicato il
8 nov 2017

La classifica stilata annualmente dal Centro Studi di Confindustria dei principali produttori manifatturieri globali non registra cambiamenti di rilievo per il 2016. Cina e Stati Uniti rimangono saldamente in testa con quote di valore aggiunto mondiale in dollari correnti rispettivamente del 29,5% e del 19%, stabili rispetto al 2015, mentre il Giappone, al terzo posto, vede la propria quota tornare a crescere per la prima volta dal 2010, attestandosi all'8,4%. Stabile anche la settima posizione dell'Italia, con una quota costante del 2,3%, il secondo miglior piazzamento europeo dietro alla Germania, al quarto posto, con una quota del 5,9%. Davanti all'Italia restano l'India e la Corea del Sud.

La classifica dei paesi più industrializzati stilata dal CSC - Twitter/Confindustria


"L'industria è ripartita a trainare il Pil nel mondo”, ha spiegato il direttore del CSC, Luca Paolazzi, “e anche in Italia". Tra i primi quindici produttori mondiali, gli unici a perdere posizioni sono il Brasile e la Russia, scesi rispettivamente al tredicesimo e quindicesimo posto per effetto delle gravi recessioni che li hanno colpiti a partire dal 2014.

L'Italia "ha ben agganciato la ripresa industriale dell'Area euro, che dal 2013 risulta superiore a quella degli Stati Uniti e del Giappone: +2,3% contro +0,9% e +2,1% le corrispondenti variazioni medie annue tra il 2013 e il 2016", ha osservato il CSC. L'industria è tornata a trainare lo sviluppo economico europeo: il differenziale tra la crescita reale del valore aggiunto manifatturiero e quella del Pil è di +0,9 punti percentuali; in Italia è il medesimo.

Quanto al mondo del lavoro, dalla primavera del 2015 si osserva un cambiamento di rotta. Il monte ore lavorate è aumentato del 5,2% (fino a metà 2017), prevalentemente per l'allungamento degli orari di lavoro; l'occupazione ha fatto registrare un +1,5%, circa 60 mila addetti in più.

A livello settoriale, l'automotive è stato di gran lunga il settore più importante per trainare la ripresa in Occidente nel periodo 2013-16. Con la partenza di un nuovo ciclo globale degli investimenti, è probabile che il testimone stia passando ai macchinari e alla loro filiera. Nel mondo emergente il quadro è più eterogeneo ma spicca il contributo molto positivo del comparto alimentare, trainato in Asia dall'aumento vorticoso della domanda interna.

Dopo due anni di debolezza, il commercio mondiale è ripartito a buoni ritmi alla fine del 2016: quest'anno è atteso espandersi del 4,1%, nel 2018 del 3,5%, secondo le stime del CSC. La performance all'esportazione, misurata attraverso il Trade Performance Index, ribadisce nel 2016 il predominio europeo: la Germania è in testa (per numero di primi, secondi e terzi posti), seguita dall'Italia.

Tra le economie extraeuropee compaiono i due giganti asiatici, Cina e India. L'Italia indietreggia di una posizione nel tessile (come la Germania), ma mantiene tutte le altre posizioni e anzi rafforza quella nei mezzi di trasporto, collocandosi al secondo posto, e nei prodotti manufatti di base, dove sale al terzo posto. Dalle prime posizioni spariscono sia gli Stati Uniti sia il Giappone.

Fonte: APCOM