Christian Louboutin sul bike polo, il vendere un milione di paia di scarpe all’anno e il perché troverebbe limitante lavorare con Nike

Christian Louboutin è ritornato trionfalmente al Pitti martedì, trasformando la leggendaria Piazza Santa Maria Novella in un’arena da bike polo, intrattenendo poi una serie di giornalisti e appassionati di moda con tanti discorsi interessanti e il suo spirito sagace e arguto.

Il team di bike polo di Christian Louboutin - Christian Louboutin

Louboutin è il più grande designer francese di calzature, anche se nella conversazione e nello stile rimane un affascinante anticonformista, estremamente orgoglioso della propria indipendenza.
 
"Non posso farci nulla. Mi piace lavorare solamente con persone che mi piacciono, e se non c’è feeling, perché prendersela?”, dice Louboutin, che ha aperto il suo primo negozio in un piccolo spazio in Passage Véro Dodat nel I arrondissement di Parigi il 21 novembre 1992, e da allora ha portato a crescere il suo marchio di lusso fino a un miliardo di euro di giro d’affari.
 
"Il fatto è che io volevo solo disegnare scarpe. Ma per farlo dovevo creare un’azienda e anche aprire un negozio. E tutto da lì è cresciuto organicamente", si stringe nelle spalle il designer, che ora controlla 126 negozi nel mondo.
 
Per il Pitti ha rivisitato le sue sneaker “Aurelian” rinnovandole con nuovi colori, come il rosso fuoco indossato da alcuni giocatori di bike polo. Tra i quali Yorgo Tloupas, art director francese e anche carichissimo membro di uno degli otto team sfidatisi nel torneo, il Raclette Party. E poi, del resto, la suola laccata rossa scarlatta è il logo più famoso dello stilista transalpino.
 
Due decenni fa, Louboutin ha allestito un’imponente messinscena in una villa sulle colline sopra Firenze, in occasione del Pitti.
 
"Da allora abbiamo sviluppato l’offerta maschile, e volevamo tornare al Pitti, considerato che offre un ambiente estremamente rilassato. Una miscela di sport e relax", aggiunge il designer franco-egiziano Louboutin, tra un boccone e l’altro di una pizza.
 
"Non mi piace vantarmi, ma quando ho venduto un milione di paia di scarpe da donna in un anno, devo dire che ciò mi ha reso felice”, ha detto Louboutin, notando che un quarto delle sue vendite è realizzato con gli accessori maschili – il che significa che vende un 1,25 milioni di paia all'anno. Considerando che le sue calzature si vendono a 500 euro o più al paio il suo fatturato annuo è ora vicino al miliardo di euro – non male per un designer di scarpe autodidatta.

La nuova sneaker "Aurelien" di Christian Louboutin - Christian Louboutin

Dopo aver trascorso un anno in India nei suoi vent’anni, è tornato a Parigi armato di una serie di schizzi e cominciando a creare scarpe per marchi come Chanel e Saint Laurent prima di fare il grande passo e aprirsi un’azienda tutta sua.
 
Il suo DNA è sempre spiritoso e parigino, " ma in modo irriverente. Questo è importante. A Parigi c’è sempre questo senso di equilibrio fra sessualità ed eleganza”.
 
Adesso ha le sue fabbriche a Parabiago, a una quindicina di chilometri da Milano, e ha aggiunto al business una significativa produzione di borse, nonché, dal 2012, una linea di prodotti di bellezza con Batallure Beauty. Comunque, è sempre molto esigente con le persone con cui lavora.
 
"Sono stato a Portland per visitare la Nike. Penso che le scarpe tecniche siano bellissime in palestra, ma le trovo troppo limitanti nella mia mente, anche se amo le sneakers", ammette, sgranocchiando la sua pizza margherita.
                                                                                              
Louboutin si sposta per andare al lavoro su una Vespa a Parigi, e divide la sua vita fra il Sud del Portogallo e l’Egitto, dove possiede una casa. Notoriamente litigioso, ha citato in giudizio da Zara a Saint Laurent e ha fatto notificare molteplici avvisi per violazione della legge statunitense sul diritto d’autore (il Digital Millennium Copyright Act, ndr.) a Google per rimuovere siti che vendevano versioni false dei suoi prodotti. Non si scherza con Christian.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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