Blufin si riorganizza e potenzia l'offerta di Blumarine con Salvatore Piccione

Blumarine, che l’anno scorso ha festeggiato i propri 40 anni di esistenza, si rivolge per la prima volta ad uno stilista esterno per lanciare una nuova collezione. Il siciliano Salvatore Piccione (32 anni), che sfila col proprio marchio di prêt-à-porter femminile a Milano dal 2016, disegnerà una capsule collection per il marchio principale del gruppo italiano di moda Blufin, destinata ad essere venduta alla fine della stagione, prima dell’arrivo nei negozi della nuova collezione.

Uno dei look firmati da Salvatore Piccione per la capsule collection - Blumarine

Questa prima capsule estiva, chiamata “We are in love with Salvatore Piccione”, sarà svelata ai buyer il prossimo 24 maggio per essere commercializzata nel novembre 2018, prima della consegna in gennaio della collezione principale per la primavera-estate 2019.
 
“Non si tratta né di una pre-collezione, né di una cruise collection. La definirei più come una linea di transizione, concepita per portare delle novità nei negozi in questo periodo transitorio di alcuni mesi tra una stagione e l’altra. È composta da 120 capi, mentre la nostra collezione principale ne propone il doppio”, ci spiega Gianguido Tarabini, che ha preso il timone della società nel 2006, in seguito alla morte accidentale di suo padre Giampaolo.
 
Quest’ultimo aveva fondato Blufin nel 1977 a Carpi (MO) con sua moglie, la stilista Anna Molinari, che è ancora ai comandi dello stile, sia per il marchio simbolo del gruppo, la linea donna Blumarine, che per la linea giovane Blugirl, lanciata nel 1995.
 
Con questo nuovo progetto, il dirigente di Blufin intende apportare “nuovo slancio ed energia” a questa storica azienda familiare, dando nel contempo una rinfrescata all’offerta di Blumarine, conosciuta per il suo stile molto femminile e romantico. Salvatore Piccione, che ha lavorato in particolare per Mary Katrantzou e da freelance come print designer per Céline prima di lanciare la propria etichetta Piccione.Piccione, collaborava già con il gruppo su altre linee. "L'ho visto e gli ho suggerito di curare questa capsule collection. Si è integrato molto bene nel nostro studio, perfettamente a suo agio con lo stile della casa. È un ragazzo appassionato del suo lavoro, disegna gli stampati lui stesso. Ha molto talento”, prosegue Gianguido Tarabini.

Salvatore Piccione - © PixelFormula

Questa collaborazione è parte di una nuova strategia per riconquistare i mercati. Fortemente colpito dalla crisi del 2009, che lo ha costretto a ridurre la sua diffusione in alcuni mercati come gli Stati Uniti, poi dalle tensioni in Russia, suo secondo sbocco dopo l’Italia, che rappresenta da sola il 35% delle vendite complessive, il gruppo Blufin ha visto diminuire notevolmente il proprio giro d’affari negli ultimi 8 anni, assestatosi sui 70 milioni di euro nel 2017.
 
Nell’ultimo anno ha proceduto a una profonda riorganizzazione realizzando delle assunzioni in posti chiave, come il direttore commerciale mondo e un merchandising manager, mentre la comunicazione è stata internalizzata con la costituzione di un nuovo team. La sua missione? Rafforzare la visibilità del gruppo e prestare particolare attenzione ai social network. I primi risultati cominciano a essere visibili soprattutto nelle vendite ottenute tramite l’e-commerce, “che hanno visto raddoppiare i volumi negli ultimi due anni”.
 
Entro poco tempo, una celebrità dovrebbe firmare con il gruppo per incarnare l'immagine delle collezioni di occhiali. Blugirl, che non sfila più a Milano, intende invece ritornare alla Fashion Week con un nuovo format di presentazione.
 
In progetto c’è anche il ritorno negli Stati Uniti. L’azienda sta lavorando per organizzare un evento durante la prossima Fashion Week di New York in settembre, dove le piacerebbe portare la mostra “Albert Watson. Fashion, Portraits & Landscapes” attualmente presentata a Carpi al Palazzo del Pio fino al 17 giugno, nata dagli archivi di Blumarine con gli scatti del fotografo di moda scozzese, che ha realizzato 12 campagne per il brand negli anni ‘80 e ‘90.

Gianguido Tarabini - ph Toni Thorimbert

Blufin, che impiega 130 persone, ha ampliato la sua offerta in particolare attraverso delle licenze, oggi arrivate a una ventina fra i suoi diversi brand (linee di moda bambino, e di beachwear, intimo, occhiali, profumi, biancheria per la casa, carta da parati, cristalleria, borse, scarpe). Dopo l’Italia e la Russia, gli altri suoi principali mercati sono il Giappone, la Cina, la Corea del Sud, Taiwan, la Francia, la Germania e la Spagna.
 
La sua rete vendita è suddivisa tra 400 clienti multimarca e un canale retail che conta solamente due negozi di proprietà, a Milano e a Forte dei Marmi. Il resto è gestito in franchising, e si tratta di una quarantina di monomarca, tra i quali quello di 115 metri quadri appena aperto a Mosca al “Crocus City Mall” e la boutique inaugurata da poco tempo a Porto Cervo. Le vendite di Blumarine sono gestite dallo showroom milanese. Quelle di Blugirl sono affidate a degli agenti, la cui rete è appena stata rafforzata con l’assunzione del primo agente in Francia per distribuire la linea giovane.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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