Appello degli ambientalisti: stop alle microplastiche nei cosmetici

"Non è più possibile rinviare l'approvazione della norma per la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici", approvata dalla Camera da oltre un anno e ferma al Senato, dove ci si augura venga licenziata in sede deliberante. Questo l'appello rivolto al presidente del Senato Pietro Grasso e alle commissioni Ambiente e Industria di Palazzo Madama per approvare definitivamente il ddl prima della fine della Legislatura; la spinta all'approvazione del provvedimento - che per diventare legge dovrà comunque ritornare alla Camera, poiché modificato - arriva dalle associazioni ambientaliste (tra cui Legambiente, Marevivo, WWF, Greenpeace, LIPU, Medsharks).

Ansa

Le associazioni, insieme con personalità del mondo della ricerca e dell'università e dello spettacolo, hanno lanciato il claim '#faidafiltro': cioè fare in modo che a fermare le microplastiche, che poi finiscono in mare, sia l'uomo con la ''forza'' della legge, e quindi mettendole al bando.

Si stima che ogni anno finiscano in mare e negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica; i rischi - viene spiegato - sono ambientali, economici (dai 476,8 milioni per l'Europa agli 8 miliardi di euro all'anno a livello globale), sanitari, oltre che di approvvigionamento degli stock ittici. 

Cosmetica Italia, l'associazione nazionale delle imprese cosmetiche, "condivide pienamente ogni sforzo per la protezione dell'ambiente acquatico e riafferma che l'industria cosmetica sostiene tutti gli obiettivi europei e globali finalizzati a ridurre significativamente la quantità di rifiuti marini in plastica (derivanti sia da micro che da macro plastiche)".

"I cosmetici sono responsabili dell'apporto di microplastiche per una percentuale che varia dallo 0,1% fino ad un massimo dell'1,5% sul totale dei frammenti in plastica", spiega l'associazione, intervenendo in merito alla proposta di legge per la messa al bando delle microplastiche dai cosmetici.

"Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono che la grande maggioranza della microplastica presente nei mari derivi dalla frammentazione di materiali plastici di più grandi dimensioni. È altrettanto importante - rileva ancora Cosmetica Italia - sottolineare che il 99% della microplastica (microbeads) immessa negli scarichi fognari, viene bloccato e rimosso dagli impianti di trattamento delle acque reflue".

Cosmetica Italia ricorda anche che "già nell'ottobre 2015, in risposta alla preoccupazione dell'opinione pubblica rispetto alla questione dei rifiuti plastici nei mari e in considerazione della disponibilità di materiali alternativi, Cosmetics Europe (associazione europea dell'industria cosmetica) ha pubblicato una raccomandazione rivolta alle imprese associate, affinché interrompessero volontariamente entro il 2020 l'uso di particelle solide in plastica, non biodegradabili nell'ambiente marino (microbeads), utilizzate nei cosmetici da risciacquo esfolianti e detergenti".

Già prima della raccomandazione, "le aziende dell'industria cosmetica si erano mosse e i risultati ora disponibili mostrano una diminuzione dell'82% nell'uso di microbeads nei cosmetici da risciacquo esfolianti e detergenti, rispetto ai dati relativi all'anno 2012"

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