Accordo economico UE-Giappone: le nuove prospettive per l'export europeo

Quali sono le prospettive che si aprono dopo l'accordo di partnership economica (EPA) tra l'Unione europea e il Giappone per l'economia italiana? Si proverà a dare una risposta in un incontro organizzato dalla Fondazione Italia-Giappone d'intesa con la Farnesina. L'incontro, che si terrà nei prossimi 22 e 23 gennaio, avrà luogo presso il Ministero degli Esteri e sarà diviso in quattro blocchi dedicati ai diversi settori: lunedì beni di lusso/automotive e settore farmaceutico, martedì agroalimentare e servizi/appalti pubblici.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier giapponese Shinzo Abe - Instagram/Jean-Claude Juncker

"Questo storico accordo di partenariato tra le due principali aree economiche del pianeta rappresenta un importante passo avanti nella direzione di una maggiore integrazione della comunità internazionale, dato che UE e Giappone, insieme, valgono un terzo dell'economia mondiale in termini di prodotto interno lordo e rappresentano il 38% delle esportazioni globali", ha spiegato il Presidente della Fondazione Italia-Giappone ambasciatore Umberto Vattani.

L'EPA, ovvero Economic Partnership Agreement, è stato definito a Bruxelles "il più grande accordo commerciale della storia" ed è destinato a dare concretezza ad un polo economico pari a un terzo del prodotto interno lordo mondiale. L'intesa di massima è stata raggiunta ad Amburgo, nel luglio scorso, al vertice del G20, e presentata dal premier giapponese Shinzo Abe, dal Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, e dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. L'accordo, che dovrà ora essere ratificato, potrebbe entrare in vigore già l'anno prossimo.

Le trattative per arrivare a questa intesa tra il Giappone (terza economia al mondo) e l'Unione europea (secondo più grande partner commerciale dell'Asia e terzo del solo Giappone) erano iniziate nel 2013. Sono stati necessari 4 anni e 18 round negoziali per arrivare alla conclusione. In questo periodo, l'interscambio UE-Giappone, secondo la Commissione UE, è passato dai 110 miliardi di euro del 2013 ai 124 del 2016.

La chiusura dell'accordo è stata favorita sia dal referendum sulla Brexit in Gran Bretagna, sia dall'affossamento del Trattato Commerciale tra Stati Uniti e Paesi del Pacifico (il così detto TPP, Trans Pacific Partnership) e dal congelamento della trattativa transatlantica con l'Europa: questi ultimi determinati dalla politica protezionistica del Presidente americano Donald Trump.

Secondo la Fondazione Italia-Giappone, l'accordo coprirà il 99% degli scambi attuali e alla sua entrata in vigore saranno soppressi i dazi su oltre il 90% delle esportazioni della UE. Al termine del periodo di attuazione, il Giappone avrà soppresso i dazi doganali sul 97% dei beni importabili dall'Europa (solo il rimanente 3% sarà oggetto di una liberalizzazione parziale, tramite contingenti tariffari o riduzioni dei dazi). Ciò consentirà agli esportatori UE un risparmio annuo di circa 1 miliardo di euro in dazi doganali.

Fonte: APCOM

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