A VicenzaOro il seminario a cura di Club degli Orafi e IEG “Fare marca per salvaguardare il Made in Italy”

Un approfondimento sul settore del gioiello, e anche di ampio respiro su tutta l'economia italiana, è stato organizzato a VicenzaOro September nel seminario a cura di Club degli Orafi e IEG “Fare marca per salvaguardare il Made in Italy”, che ha visto la testimonianza diretta di Gabriele Aprea, Presidente di Club degli Orafi Italia e di Chantecler, e di Emanuele Aliotti Visdomini, Vice Presidente di Vhernier, che hanno illustrano la loro diretta esperienza nella quale la marca ha permesso di salvaguardare il Made in Italy.

Da sinistra a destra:Raffaele Ciarduli,Gabriele ApreaeEmanuele Aliotti Visdomini - VicenzaOro September/LaPresse

Il Presidente Gabriele Aprea, ha dichiarato: “Negli ultimi anni per quanto la produzione sia rimasta in Italia, molte imprese del lusso sono stata cedute all’estero, così come la loro distribuzione. Per quanto noi italiani veniamo ancora apprezzati per il nostro know-how, ogni volta che un’impresa viene venduta all’estero il nostro Paese diventa più povero”.
 
Case history di successo e in controtendenza è Vhernier e a raccontarlo è stato Emanuele Aliotti Visdomini, Vice Presidente dell’azienda. Nata nel 1984 a Valenza, si è sviluppata negli anni fino ad affermarsi nella realtà gioielliera. Nel 2001 viene acquistata da Carlo Traglio, che porta il brand a una dimensione internazionale. Marchio da sempre controcorrente che cerca di sviluppare nuovi trend invece che seguirli, Vhernier ha ricollocato il suo store milanese in Via Montenapoleone, e questo ha portato ad un aumento di awareness e del fatturato; le aperture ad esempio nel mercato statunitense (a New York in Madison Avenue) hanno permesso uno sviluppo costante anche all’estero. Vhernier segue programmi di sostenibilità ambientale e verifica la certificazione di provenienza dei diamanti, dei metalli e delle pietre. Inoltre, il brand in Italia è legato a molte inziative di beneficenza, tra cui quelle per Fondazione Riva, AIRC e Progetto Itaca.
 
A seguire Raffaele Ciarduli ha fatto leva sul concetto di lavoro italiano, in quanto patrimonio da proteggere e preservare: per farlo innanzitutto è necessario raccontarlo. Secondo Alta Gamma nei prossimi 5 anni il mercato del lusso sarà in continua crescita e le potenzialità dell’Italia sono altissima grazie a centri d’eccellenza come Vicenza, Arezzo, Napoli, Valenza. “Raccontare la storia del lavoro italiano e quindi del Made in Italy è il primo passo per assicurare alle aziende un futuro stabile e in crescita. Chi può raccontare? Tutti, dal comunicatore aziendale, al giornalista, al politico. Lo storytelling deve parlare al consumatore di una storia che altrimenti non potrebbe vivere, non si tratta solo di prodotto, ma di un sogno. Raccontare il know-how italiano vuol dire creare, fare, accogliere e regalare emozioni al cliente che entra nel nostro negozio. Gli stranieri amanti del Made in Italy vogliono sentire i nostri racconti, sul web, sui giornali, in boutique e all’interno delle fiere. Per dare i suoi frutti il lavoro di comunicazione del Made in Italy deve essere corale”, ha detto Ciarduli.
 
Corrado Facco, Direttore Generale di IEG, ha enfatizzato come Vhernier sia un esempio di brand Made in Italy da prendere ad esempio, per creare un’identità di brand che sia oltre che italiana anche socialmente responsabile. E ha proseguito: “Con Club degli Orafi, Federpreziosi e tutte le associazioni di settore l’obiettivo è di creare un commercio trasparente che dia valore al lavoro italiano, grazie ad imprese che fanno sistema e ad una filiera tracciabile”.
 
Ha chiuso l’intervento Matteo Marzotto, Vice Presidente Esecutivo di IEG: “La gioielleria italiana fa parte a pieno titolo del mondo della Moda, in quanto beni durevoli sempre più attenti alla sostenibilità della filiera e alla domanda dei consumatori. VicenzaOro è un brand con valenza globale grazie all’appartenenza a IEG e alla propria presenza internazionale sui diversi marcati.  La testimonianza di Vhernier è un esempio di umiltà, di lavoro e di perseveranza, che ha permesso a un’azienda italiana di fare del Made in Italy la propria forza, non solo produttiva, ma anche strategica e commerciale”.

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